Home » Uncategorized » ORIENT EXPRESS : viaggio nella creatività dell’est d’europa

ORIENT EXPRESS : viaggio nella creatività dell’est d’europa

d10Alcune “cartoline” dall’est europeo: il bellissimo mare della Croazia, le gambe delle slovene, il Danubio blu, la Berlino di un melting-pot unico, i menù al ristorante in ungherese/tedesco/italiano, il viso di Kafka, i ROM della Romania così “puri, liberi e incontaminati”, le musiche di Bregovic, l’immancabile “corazzata Potemkin”, i colbacchi e le matrioske, i mercatini delle periferie dove si possono ancora trovare croci del Reich ed elmetti sovietici, il santino del compagno Tito, i cartelli stradali con nomi di città senza vocali… Ma anche: i giganteschi ed inguardabili palazzi comunisti dove l’acqua non è mai arrivata ai piani più alti, le famigliole ucraine che si ritrovano nei parchetti delle nostre città la domenica pomeriggio, la badante polacca, le prostitute da Vukovar, le navi cariche di albanesi, la marijuana albanese, la mafia albanese del Nord-Est, i bellissimi palazzi mitteleuropei di Sarajevo squarciati dalle raffiche di mortaio, film porno e violini da Budapest, il viso imperturbabile dell’ex capo del KGB Putin, le assurde automobili rumene tutte uguali (si chiamano tutte “Dacia”)…

Tired of reading your old magazines? Play pocket casino games to relax. You might win cash prizes and great bonuses.

Oltre le “cartoline”, cosa sappiamo noi dei nostri vicini europei? A discorrerci insieme sembra che loro, di noi, sappiano molto, ma attraverso i filtri della nostra economia. Qualche anno fa a Timisoara (Romania) mi è capitato di chiacchierare con una ragazza che mi diceva (ovviamente in perfetto italiano): “Che fortunato che sei ad essere italiano…”
“Perché?” – le chiedevo.

“Perché avete Ramazzotti e la Pausini, perché potete in ogni momento guardare la tv italiana…”
Un’altra volta, in macchina da Trieste verso la Slovenia nel cellulare mi arriva un sms: “Welcome to Germany” dalla compagnia telefonica nazionale slovena, di proprietà tedesca.
La risposta a questo punto è un enorme serie di domande. Popoli talmente diversi e riuniti selvaggiamente sotto un unico comun denominatore, tradizioni che vanno scomparendo, ferocia e passionalità sfociate nella storia che tutti conosciamo. Anzi, che nessuno di noi veramente conosce, se non per luoghi comuni. L’unico dato certo è che siamo stupiti dall’enorme varietà e originalità delle proposte artistiche che, dopo anni di chiusura e disinteresse, stanno arrivando da noi, indice anche della disponibilità tutta italiana (disponibilità, non propensione a capire) ad accogliere e magari a tradurre queste inesauribili proposte.