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Le ragioni del corpo. Dalla perversione all’espressione

d8Venezia 1954, Biennale d’arte. La gran giuria consegna l’ambito premio a Max Ernst. Tra gli spettatori, due protagonisti d’eccezione, Breton e Bunuel. Il commento dello scrittore al regista resterà come un monito, una profezia per le generazioni future: “E’ triste a dirsi, caro Luis, ma lo scandalo non esiste più.”

Scandalo? Cos’è oggi lo scandalo, la perversione?
50’anni dopo le coordinate sembrano radicalmente cambiate ma assolutamente non messe in discussione. Si sono evolute. Il sistema della moda, l’avvicendarsi del nuovo nel fitto dialogo tra normalità e anormalità fagocita ciò che ieri era perversione, alterità, oltranza in una più ricca rete di riferimenti, in una più ampia possibilità di normalizzazione. E’ come se di soglia in soglia si allargasse in un tentativo di stabilizzare l’instabile. Con la facoltà di proporlo come novità, non solo mediatica. Bisogna dare sempre di più, mostrare di più, mettere la propria bandiera un passo più in là, e arrivarci prima. Sembra a questo punto che la possibilità di aprirci ad una nuova conoscenza sia iscritta già nel riciclo, mentre i sotterranei vettori di forze spingono ancora. Ma verso dove? Questo numero di daemon tenta di coinvolgere interlocutori che a loro personalissimo modo hanno contribuito ad approfondire il dibattito, dando espressione artistica a questo comune orizzonte.

Un primo punto, il più evidente: la costante sessualizzazione della vita quotidiana. Semplicemente l’immagine, la presenza erotica così ossessiva non eccita più. Il luogo erotico è rimasto nella sfera dell’immaginazione: per overdose si è come persa la fascinazione per l’immagine. L’autore cubano Salas ci racconta la sua isola in Gelati di Passione, da poco pubblicato in Italia. Cuba ben lontana dallo stereotipo occidentale di “mercato felice del sesso”.

Ma l’erotizzazione costante è solo uno degli aspetti del problema, anche se forse il più calcato: di sicuro non il più verticale.
Se oggi il perverso ci sembra così normale è perché non si pone l’accento sul lato più profondo: la diversità, l’oltranza. Percepire il “diverso” come un fratello minore o come moda passeggera è un modo per esorcizzarlo, in fondo per non curarsene. Per non scandalizzarci e non consumarsi della sua più intima alterità: il pericolo sta nella mancanza di empatia, sempre possibile. Il giapponese Nosaka, si appropria fino in fondo di questa mancanza di empatia, per svilupparla nel suo romanzo I maestri dell’eros. Assunto che si sviluppa ulteriormente nel confronto con la versione cinematografica del libro, del regista Imamura. Mentre un autore come Saramago nella sua scrittura “classica” fa della diversità corporea costitutiva un potente mezzo artistico per indagare più in profondità sulle contraddizioni e verità del vivere comune.