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Espiazione: scrivere in un’altra lingua

d5Quali libri costruiscono o suggeriscono l’attualità? Partendo da questo presupposto, anche aldilà dell’intrinseco valore artistico, sentivamo di dover approfondire la riflessione su come la letteratura riconosce le identità.

Con il numero 4 ci siamo soffermati sui territori, sui luoghi di queste identità, postazioni e tappe di una geografia puramente culturale ma molto meno chiara e definitoria di quanto ci si potesse aspettare. Scrivendo e costruendo il numero ce ne siamo accorti in prima persona.
Ripercorrendo la riflessione sul piccolo mondo molte domande sono rimaste irrisolte proprio perché l’ipotesi di partenza non è in grado di focalizzare compiutamente le singole individuali scelte degli scrittori che sviluppano i nostri interessi. In altri termini: i luoghi come mito personale o collettivo, le simbologie degli enormi confini che ancora sussistono, le città come ricerca o dispersione di identità possono dire molto su come noi oggi vediamo e sentiamo il nostro mondo, ma c’è qualcosa di decisivo che ancora manca.

Ciò che oggi connota più visceralmente qualsiasi appartenenza non è o non è solamente la dimensione fisica, la dimensione territoriale. E non è che riconoscendo cultura, costumi e tradizioni legate a determinati Heimat la questione si faccia più nitida. Già secoli fa i più attenti osservatori del loro tempo avevano compreso il valore della lingua come fattore di identità, nell’esatto discrimine tra la sfera materiale e quella “semiotica”. La lingua è cemento interno, e noi italiani lo sappiamo bene, noi così legati da una parte alle diversità concrete dei dialetti, dall’altra all’ideale di una lingua che è esistita fino a poco fa solo come ideale letterario. Ma oggi cosa è cambiato?

Le identità oggi, ci viene detto, si possono scegliere. Quando nella ricerca scientifica le risposte non tornano, si cambiano le domande. Allora chiediamo agli scrittori e alle loro opere di dirci cosa significa scrivere in una lingua che non è la propria, quali sono le ragioni di una scelta le cui motivazioni s’intersecano nel vissuto politico individuale e collettivo. Se scegliere una nuova lingua di scrittura è scegliere una nuova identità, lasciare la propria lingua può significare rifiutare la propria identità.
Può significare in quanto non si parla sempre di una scelta, può essere contingenza, amore per un’idea, per una letteratura, volontà di aprirsi ad un possibile futuro o viceversa voler cancellare un’inderogabile passato. Scelta o Espiazione, dunque?