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Così vicini così lontani. Cinque interviste sulla narrativa italiana

d12Altri soli dal Messico. Sulla poesia, Food Art

“Il castello di Neuschwanstein è uno dei simboli della Baviera e della Germania nel mondo. E’ il “castello delle favole” per eccellenza, fatto costruire dal “re delle favole” Ludwig II (1845-1886) a partire dal 1869 su progetto dello scenografo Christian Jank. L’idea di edificarlo sullo stile delle antiche residenze feudali tedesche venne al monarca bavarese dopo essere rimasto quasi “folgorato” da una visita nel 1867 alla fortezza medievale di Wartburg in Turingia” (da www.tuttobaviera.it). Lo riconoscete? È il castello divenuto famoso in tutto il mondo come “castello dei puzzles Ravensburger”. Proprio così, il gioco più noioso l’ha fatto diventare celebre anche fuori Baviera: è per dire come un’icona, una rappresentazione diventi di dominio collettivo trovata la sua degna modalità di gestione. E fin qui niente di nuovo, è che ci interessava la metafora del puzzle. Nel puzzle che offriamo sulla narrativa italiana i pezzi non tornano, gli incastri, i legami non combaciano. E’ un puzzle ad interviste: 5 autori rilevanti parlano, oltre che – ma non sempre – dei propri libri, di specifici attributi della scrittura. Da vicino e da lontano, con una prospettiva che non è quella dell’incantata fiaba del castello dei Ravensburger. I conti non tornano dicevamo, anche perché queste interviste partono da un’esigenza, sinceramente viscerale, di parlare con autori che non si scrivono addosso, che con i loro libri tentano vedute peculiari, senza pretesa di far quadrare il cerchio.

La fata morgana è l’effetto ottico dei miraggi. Nel deserto da millenni è la maledizione per gli assetati. Gianni Celati nel suo ultimo romanzo (Fata morgana, Feltrinelli) non rifà il verso a Gulliver, piuttosto si avvicina a Cosimo Piovasco di Rondò, il celeberrimo barone. Se il problema è di prospettiva abbiamo allora fatto incontrare lo scrittore e l’artista visivo, Celati ed il giovane Luca Trevisani, per una discussione che travalica arte e letteratura.

Altro puzzle, il pubblico della narrativa. Gian Mario Villalta oltre che scrittore e fine poeta, ha indagato il rapporto nel concreto, con l’organizzazione del festival Pordenonelegge.it. Pordenone è una città che non fa più provincia in Italia, merito dei suoi scrittori, che spesso abitano nello stesso condominio (a Trieste però: Mauro Covacich e Tullio Avoledo), consci che un lettore oggi è soprattutto uno spettatore di eventi.

Eventi come il genere giallo, diviso tra buoni libri, esaltazioni indebite e snobismi (altrettanto indebiti): ecco Gianrico Carofiglio che serafico risponde. O come tutto l’underground delle riviste letterarie, freschezza e autoreferenzialità della cultura patria: Antonio Pascale, autore di Best Off, il meglio delle riviste italiane è evocativo: “Sono come quelle belle ragazze che la mattina stentano a carburare e vagano per la casa, assonnate.” Mediteremo.
Infine, la letteratura che piace: Paolo Cognetti a suo agio dentro il mondo di minimum fax. L’arte che piace al palato: Arabeschi di latte e CIBOH, a suo agio nella food art.

Un passo indietro, prima parlavamo del castello di Neuschwanstein, icona della Baviera e dei puzzles. Da questo numero una serie di servizi ed inediti su letterature e culture tanto chiacchierate quanto stereotipate. Voce dunque a Eduardo Mosches, ideatore e promotore di Blanco Mòvil, la rivista letteraria “non ufficiale” del Messico. Per raccontarci cos’è il Messico oggi, cosa si scrive, cosa si pubblica aldilà dei riflettori europei. I suoi soli e le sue lune, negli inediti di scrittori e poeti non tradotti o semisconosciuti in Italia: Villareal, Morabito, Lizalde, Montemayor, Pacheco.
Stesso discorso, stessa apertura per non ricomporre il puzzle: dialoghi sulla poesia con i poeti, inediti aspettando i loro nuovi libri. Interviste e poesie di Pierluigi Cappello, Andrea Gibellini e Franco Buffoni.

Per concludere con un altro castello, tutto italiano e specificatamente toscano. Parliamo del Castello Pasquini di Castiglioncello (LI). Da 8 anni si tiene ogni estate una delle rassegne di teatro-danza più rilevanti, “un progetto che potesse usare il teatro come una grande mallevadoria per parlare di altro”, come racconta Massimo Paganelli, direttore artistico di Inequilibrio .05 Armunia Festival. Nelle pagine interne presentiamo spettacoli e incontri, attori e compagnie del festival. Un’attitudine sperimentale, ecco una degna modalità di gestione.